FORMAZIONE PROFESSIONALE PER ODONTOIATRI
LA GENESI DELL’ODONTOIATRIA NEUROMUSCOLARE (Neuromuscular Dentistry, ND)
La nascita dell’Odontoiatria Neuromuscolare
Nel 1967, il Dr. Bernard Jankelson introdusse il termine “Odontoiatria Neuromuscolare” nella professione odontoiatrica. Il sistema masticatorio è una struttura tridimensionale composta da denti, articolazioni temporo-mandibolari (ATM) e muscoli. Senza l’attività muscolare, questo sistema resta statico e non funzionale. L’odontoiatria neuromuscolare considera il sistema masticatorio come un apparato dinamico governato da principi anatomici e fisiologici universali.
Tuttavia, all’epoca, i dentisti non disponevano di strumenti e protocolli per valutare oggettivamente la funzione o la disfunzione muscolare masticatoria, né per ripristinare in modo prevedibile la funzionalità ottimale dei muscoli. Nonostante la convinzione diffusa che circa il 90% dei disturbi temporo-mandibolari (DTM) abbia origine miofasciale, la disciplina odontoiatrica operava principalmente su un piano bidimensionale, focalizzandosi su denti e articolazioni. Solo con l’arrivo di nuove tecnologie di misurazione fu possibile valutare quantitativamente la componente muscolare, portando a un approccio tridimensionale che pone i muscoli al centro del sistema.
Nel 1967, il Dr. Bernard Jankelson introdusse il termine “Odontoiatria Neuromuscolare” nella professione odontoiatrica. Il sistema masticatorio è una struttura tridimensionale composta da denti, articolazioni temporo-mandibolari (ATM) e muscoli. Senza l’attività muscolare, questo sistema resta statico e non funzionale. L’odontoiatria neuromuscolare considera il sistema masticatorio come un apparato dinamico governato da principi anatomici e fisiologici universali.
Tuttavia, all’epoca, i dentisti non disponevano di strumenti e protocolli per valutare oggettivamente la funzione o la disfunzione muscolare masticatoria, né per ripristinare in modo prevedibile la funzionalità ottimale dei muscoli. Nonostante la convinzione diffusa che circa il 90% dei disturbi temporo-mandibolari (DTM) abbia origine miofasciale, la disciplina odontoiatrica operava principalmente su un piano bidimensionale, focalizzandosi su denti e articolazioni. Solo con l’arrivo di nuove tecnologie di misurazione fu possibile valutare quantitativamente la componente muscolare, portando a un approccio tridimensionale che pone i muscoli al centro del sistema.
Un percorso personale che accende una svolta scientifica
La storia dell’odontoiatria neuromuscolare ha inizio con un capitolo poco noto della vita del Dr. Bernard Jankelson. Conosciuto affettuosamente come “Dr. J”, il suo interesse per la medicina neuromuscolare cominciò negli anni ’40, quando sua moglie Cherub sviluppò sintomi neurologici come debolezza muscolare, vertigini e disturbi visivi.
Dopo una ricerca a livello globale, Jankelson si affidò al Dr. Jonez dell’ospedale St. Joseph di Tacoma, che diagnosticò a Cherub quella che oggi conosciamo come sclerosi multipla.
Senza cure note all’epoca, i due medici ipotizzarono che il problema derivasse da degenerazioni nella guaina mielinica che compromettevano la conduzione nervosa, e suggerirono che un maggiore apporto di ossigeno potesse rallentare il processo. Jankelson collaborò con medici e fisiologi delle Università di Washington e Oregon su questa teoria. Cherub visse fino a 86 anni.
La storia dell’odontoiatria neuromuscolare ha inizio con un capitolo poco noto della vita del Dr. Bernard Jankelson. Conosciuto affettuosamente come “Dr. J”, il suo interesse per la medicina neuromuscolare cominciò negli anni ’40, quando sua moglie Cherub sviluppò sintomi neurologici come debolezza muscolare, vertigini e disturbi visivi.
Dopo una ricerca a livello globale, Jankelson si affidò al Dr. Jonez dell’ospedale St. Joseph di Tacoma, che diagnosticò a Cherub quella che oggi conosciamo come sclerosi multipla.
Senza cure note all’epoca, i due medici ipotizzarono che il problema derivasse da degenerazioni nella guaina mielinica che compromettevano la conduzione nervosa, e suggerirono che un maggiore apporto di ossigeno potesse rallentare il processo. Jankelson collaborò con medici e fisiologi delle Università di Washington e Oregon su questa teoria. Cherub visse fino a 86 anni.
Una rivoluzione tecnologica in odontoiatria
Negli anni ’60, Dr. Jankelson collaborò con il fisiologo muscolare Dr. H.H. Dixon (Università dell’Oregon) per studiare come la stimolazione elettrica transcutanea a bassa frequenza (TENS) potesse modificare lo stato muscolare a riposo. Dixon definì i parametri elettrici; Jankelson sviluppò il metodo per stimolare i nervi cranici Trigemino (V) e Facciale (VII) attraverso l’incisura coronidea.
Per la prima volta i dentisti potevano intervenire direttamente sulla muscolatura masticatoria per fini diagnostici e terapeutici.
Negli anni ’60, Dr. Jankelson collaborò con il fisiologo muscolare Dr. H.H. Dixon (Università dell’Oregon) per studiare come la stimolazione elettrica transcutanea a bassa frequenza (TENS) potesse modificare lo stato muscolare a riposo. Dixon definì i parametri elettrici; Jankelson sviluppò il metodo per stimolare i nervi cranici Trigemino (V) e Facciale (VII) attraverso l’incisura coronidea.
Per la prima volta i dentisti potevano intervenire direttamente sulla muscolatura masticatoria per fini diagnostici e terapeutici.
Nel 1970, Jankelson formò un team di ex ingegneri della Boeing per sviluppare strumenti di tracciamento mandibolare. Nel 1974 fu introdotto il primo dispositivo clinico, basato su un piccolo magnete applicato agli incisivi inferiori, per tracciare i movimenti mandibolari in 3D.
Nel 1979 divenne disponibile l’elettromiografia di superficie (sEMG), per monitorare l’attività muscolare a riposo e in funzione. Dal 1987, i sistemi EMG vennero integrati nei tracciatori mandibolari, permettendo correlazioni accurate tra posizione mandibolare e funzione muscolare.
L’eredità del Dr. Jankelson
Grazie alla visione di Jankelson, l’odontoiatria neuromuscolare ha integrato tecnologia e principi scientifici per trattare pazienti affetti da DTM, edentulia, ricostruzioni complesse e problematiche ortodontiche. L’approccio tridimensionale al trattamento dell’occlusione ha aperto nuove possibilità diagnostiche e terapeutiche.
Grazie alla visione di Jankelson, l’odontoiatria neuromuscolare ha integrato tecnologia e principi scientifici per trattare pazienti affetti da DTM, edentulia, ricostruzioni complesse e problematiche ortodontiche. L’approccio tridimensionale al trattamento dell’occlusione ha aperto nuove possibilità diagnostiche e terapeutiche.
Odontoiatria Neuromuscolare: Principi Fondamentali
L’odontoiatria neuromuscolare si basa sull’uso di strumenti biomedicali validati scientificamente per valutare in modo oggettivo gli aspetti fisiologici della funzione mandibolare. I principi chiave includono:
L’odontoiatria neuromuscolare si basa sull’uso di strumenti biomedicali validati scientificamente per valutare in modo oggettivo gli aspetti fisiologici della funzione mandibolare. I principi chiave includono:
- L’occlusione non è solo meccanica, ma neurofisiologica, coinvolgendo denti, ATM e muscoli masticatori.
- L’input sensoriale dai denti influenza l’intero sistema muscoloscheletrico.
- Prima di modificare l’occlusione in modo permanente, va ottimizzata la funzione articolare e muscolare.
- L’obiettivo è ridurre la necessità di compensazione muscolare, consentendo rilassamento e funzione efficiente.
- Quando l’adattamento muscolare e articolare supera i limiti fisiologici, insorgono dolore e disfunzione, come avviene in tutti i sistemi posturali.
- L’occlusione mio-centrica, definita da minima attività muscolare a riposo e da un percorso di chiusura a basso consumo energetico, è l’obiettivo clinico.
Trattamento Neuromuscolare: Fasi e Obiettivi
- La terapia inizia con trattamenti reversibili. Solo dopo aver raggiunto stabilità e assenza di sintomi da almeno 3 mesi si considera la fase II (restauri irreversibili).
- Un riscontro comune nei pazienti DTM è l’ipocclusione posteriore. Si corregge inizialmente con un dispositivo reversibile. La riabilitazione definitiva avviene solo dopo verifica oggettiva e soggettiva della stabilità del paziente.
- Gli obiettivi dell’occlusione neuromuscolare includono decompressione delle strutture neurovascolari, stabilizzazione dell’ATM, allineamento posturale e rilassamento muscolare.
Comprendere i DTM nel contesto neuromuscolare
I disturbi temporo-mandibolari non coinvolgono solo le articolazioni, ma anche muscoli, occlusione e sistema nervoso. Sono disturbi funzionali causati da squilibrio nella relazione tra mandibola, cranio, muscoli e nervi.
I disturbi temporo-mandibolari non coinvolgono solo le articolazioni, ma anche muscoli, occlusione e sistema nervoso. Sono disturbi funzionali causati da squilibrio nella relazione tra mandibola, cranio, muscoli e nervi.
Il sistema stomatognatico è collegato a tutto il sistema muscoloscheletrico. Disfunzioni in un punto influenzano il resto; una postura corretta e una funzione armonica favoriscono l’equilibrio sistemico.
Nonostante le diverse filosofie occlusali, ICCMO sostiene l’approccio neuromuscolare. Questo modello fisiologico punta ad allineare occlusione dentale e funzione muscolare bilanciata, applicabile in odontoiatria complessa, ortodonzia e altro ancora.
Valutazione Oggettiva per un Trattamento Efficace
Le moderne diagnosi computerizzate (movimento mandibolare, suoni ATM, attività muscolare, occlusione) offrono dati oltre le sole osservazioni cliniche.
Riconoscere gli indicatori muscoloscheletrici e interpretare i sintomi consente diagnosi accurate, sia per il dolore che per la ricostruzione occlusale.
La fase iniziale di stabilizzazione prevede l’identificazione della posizione fisiologica di riposo e l’uso di dispositivi ortotici per creare un’occlusione terapeutica stabile.
Le moderne diagnosi computerizzate (movimento mandibolare, suoni ATM, attività muscolare, occlusione) offrono dati oltre le sole osservazioni cliniche.
Riconoscere gli indicatori muscoloscheletrici e interpretare i sintomi consente diagnosi accurate, sia per il dolore che per la ricostruzione occlusale.
La fase iniziale di stabilizzazione prevede l’identificazione della posizione fisiologica di riposo e l’uso di dispositivi ortotici per creare un’occlusione terapeutica stabile.